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III CONGRESSO REGIONALE DL-LA MARGHERITA
Venezia, 30-31 marzo

Ogni giorno che passa, mi rendo conto che diventa sempre più difficile parlare di Partito Democratico senza incorrere nel rischio di ripetere cose già dette da altri, ma con questo mio intervento intendo porre all’attenzione dei presenti un punto di vista ahimè non troppo comune, e cioè di una ragazza di 23 anni con un’inconsueta passione al giorno d’oggi: la passione per la politica.

Chiunque abbia a cuore il destino dell'Italia e che si preoccupi di come rilanciare il nostro Paese dovrebbe per lo meno sentire la necessità di capire che cosa si aspettano i giovani da questo nuovo soggetto politico, in che termini vogliono essere parte attiva della sua costruzione, e soprattutto confrontarsi e discutere in maniera costruttiva con loro.

 Mi scuso in anticipo se il mio discorso potrà risultare a tratti polemico, ma vi assicuro che non è assolutamente questo il mio obiettivo. Passiamo le giornate a parlarci sopra un con l’altro, noi a dire che non ci viene dato lo spazio, voi a dire che urge il ricambio generazionale. Ma di fatto troppo spesso non si va al di la delle parole.

La verità è che il PD ha bisogno di entrambi, persone di comprovata esperienza in grado di gettare solide basi, e di nuovi attori capaci di cogliere le sfide della modernità e permettetemi di dirlo, più interessati a costruire con uno sguardo al futuro, perché coinvolti in prima persona.

In tutto ciò ci deve necessariamente essere lo spazio per tornare a fare la politica vera, per tornare nelle piazze, tra le persone e per far in modo che la politica riprenda il suo ruolo centrale nella vita sociale. Vi assicuro che sono molti di più i miei coetanei che mi chiedono chi me lo fare piuttosto che quelli che mi chiedono a quale schieramento appartengo, e questo perché la politica ha perso di credibilità. 

La filastrocca è sempre la stessa, un nuovo soggetto, un partito nuovo e non un nuovo partito, la casa dei riformisti e così via. Si parla molto di unità, ma troppo poco di innovazione culturale e politica, che a mio avviso è la vera chiave del successo.
Io non sono una grande comunicatrice, ma sono di sicuro una persona che non ama fare giri di parole.

Credo fermamente che ci  voglia da parte di tutti l’impegno concreto che vada in due principali direzioni: nella realizzazione di un percorso formativo
interno, rivolto ai giovani del Partito, attraverso incontri,
studi, approfondimenti e soprattutto dibattiti con l'obiettivo di investire sui giovani per il futuro del
Partito Democratico, e dall’altra parte è indispensabile studiare assieme metodi efficaci per riconquistare la fiducia degli elettori, che devono ricominciare a sentirti protagonisti.

Mi viene da pensare al nostro Veneto, che ha visto il primo governo Galan quando stavo finendo la quinta elementare, e a quanta voglia di riscatto abbia il centrosinistra della nostra Regione, che da parte più moderna e produttiva del Paese non riesce ad ottenere quella centralità nella politica nazionale che si merita. Credo davvero che la società veneta sia interessata a partecipare e a contribuire ad un progetto politico che rinnoverà profondamente la politica locale e nazionale.

E anche sui temi più eticamente sensibili, un Partito come quello che andiamo costruendo dovrà trovare al suo interno la
forza necessaria per raggiungere quei compromessi
positivi che gli permetteranno di far progredire il Paese nel rispetto delle diverse sensibilità. E in questo noi dovremmo essere una guida anche per gli altri, un modello di integrazione, perché siamo l’esempio di come tutto ciò sia possibile.

Questi a mio avviso sono alcuni dei punti imprescindibili sui quali si dovrà fondare il Partito Democratico.

Io sono una giovane e inguaribile ottimista, e per questo sono convinta che saremo in grado di mettere da parte rancori e perplessità a favore di un progetto comune, che se fatto in questi termini potrà essere un’ottima base per far riconquistare ai nostri elettori la voglia di partecipare e soprattutto la voglia di sostenerci.

Grazie

 

 

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