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Nicola Garbellini

Care amiche, cari amici,
molte sono le ragioni per cui oggi ci troviamo qui riuniti: adesione convinta alle linee programmatiche ed ideali del partito, volontà di strutturarsi per tradurre in forma una volontà che è ancora sostanza, scelta di determinare, rafforzando il movimento giovanile, una crescita della Margherita ad ogni livello.
Più di tutte, però, una ragione deve spingerci a coltivare il progetto dei Giovani della Margherita del Veneto: la decisione di rendersi interpreti delle domande della società ed, in particolare delle nuove generazioni, per fornire risposte concrete e responsabili.
Il Congresso di oggi segna un momento di fondamentale importanza nella vita della Margherita: oggi stiamo chiudendo un percorso di nascita ed aprendo un percorso di crescita e rafforzamento. Il merito di questo è di tutti noi che progressivamente abbiamo costruito un regolamento congressuale, abbiamo contribuito a pensare e realizzare questo congresso, abbiamo ritenuto indispensabile coordinarci per essere più forti. 
In queste poche parole che vi dirò non rifarò sicuramente l’analisi dei punti del mio programma né darò spiegazione puntuale delle singole previsioni che lo compongono. Ciò che mi preme trasmettere è infatti l’idea che un programma non è mai un momento di chiusura ma invece una realtà viva, in divenire, che necessita di un continuo lavoro di specificazione e di sviluppo attraverso il contributo di tutti. Questa è anche la ragione per cui un programma politico non potrà mai essere paragonato ad un piano aziendale, freddo, calcolato, preciso: un programma politico deve individuare in generale i principi, gli orientamenti, gli obiettivi da perseguire e far propri nell’attività futura, interna ed esterna al partito.
In questo senso ragioniamo insieme sulle tematiche su cui dovrà concentrarsi la futura azione dei “GdM” del Veneto, ma prima ancora osserviamo la situazione reale con la quale il movimento giovanile dovrà interagire.
Le recenti elezioni politiche hanno lanciato molti messaggi su cui una classe politica intelligente non può non ragionare per trarre spunti e idee.
Il primo di questi messaggi è, naturalmente, la risposta positiva data dai cittadini italiani al centro–sinistra ed al programma di Romano Prodi: la voglia di cambiamento, di legalità, di democrazia, di far ripartire lo sviluppo dell’Italia è prevalsa sulle rinnovate e illusorie promesse di benessere “berlusconiane”. Pur avendo vinto, tuttavia, una parte politica, è evidente come l’Italia sia divisa a metà: giustamente Romano Prodi ha affermato che non si tratta di una spaccatura insanabile, ma è evidente come si tratti di una situazione tendenzialmente instabile. A questo proposito il presidente nazionale delle ACLI Olivero ha affermato: “il problema principale italiano ora più che il caimano è il suo habitat naturale: la palude”.
Il secondo messaggio è stato chiaramente quello dell’emersione di una “questione settentrionale”: il centro-sinistra non si è dimostrato sufficientemente capace di cogliere le esigenze del Nord, cosa che invece ad altri è riuscita. Le ragioni sono molteplici. Sicuramente il messaggio di una riduzione delle tasse proposto dalla Destra non andava letto in chiave puramente egoistica ma come anche espressione della volontà di dare più margini di libertà agli individui: cosa che ai cittadini del Nord piace; inoltre, l’Unione ha dimostrato difficoltà a radicarsi nel territorio del Nord Italia nonché a comunicare con i cittadini di queste terre; infine, cosa più importante, il centro-sinistra non ha capito che esiste una questione settentrionale, che le società del Nord stanno cambiando profondamente diventando più individualiste in tutte le loro articolazioni.
Tra l’altro, va detto, tra virgolette, che l’attuale scarsa attenzione dimostrata nella formazione del Governo verso il Veneto non dimostra la raggiunta consapevolezza dell’esistenza di una questione settentrionale e del bisogno di rafforzare la nostra politica in questo territorio.
Il terzo dei molti messaggi desumibili dai risultati elettorali, utilizzabile per le nostre finalità, è infine quello di un rafforzamento dell’ala estrema dello schieramento di centro-sinistra ma anche quello di una crescita raggiunta dall’Ulivo, la cui forza supera quella della somma dei partiti che lo compongono, segno che un percorso di avvicinamento intrapreso ormai da anni è giunto al momento decisivo per una scelta di responsabilità e unità.
Ora, compito della politica, ed anche dei Giovani della Margherita, è quello di riflettere su questi ed altri dati, per ricavarne proposte ed idee vincenti.
A mio avviso, sarà compito del nuovo Governo quello di riunificare l’Italia, con la forza che deriva non dall’autorità ma dal dialogo. L’Esecutivo dovrà affrontare con urgenza le vere priorità del Paese: il lavoro, la famiglia, lo sviluppo economico, senza farsi imbrigliare da questioni ideologiche, avvicinando le istituzioni ai cittadini, con la responsabilità di governare ma ricercando sempre una condivisione possibile di idee e programmi
Molte delle tematiche su cui dovrà intervenire il Governo sono peraltro strettamente connesse agli interessi dei giovani, nonché incidenti sul loro futuro.
E’ il caso del lavoro, dove occorre prendere sì atto che la società è cambiata, che la flessibilità si è ormai affermata, ma dove altresì bisogna predisporre garanzie per impedire che flessibilità corrisponda a precarietà, e che i giovani crescano nella totale incertezza del loro futuro.
E’ il caso della scuola, della ricerca e dell’Università: bene si diceva in campagna elettorale che un Paese che non investe sulla ricerca è un Paese che non cresce ed è destinato a perdere di valore. Ora occorre tradurre in fatti questi propositi. Totalmente condivisibili sono state poi le parole del ministro dell’Istruzione Fioroni: la valorizzazione degli insegnanti, l’impegno a tutelare ed a far crescere, anche in una dimensione Europea, i nostri studenti, la volontà convinta, soprattutto, di difendere e rafforzare la scuola pubblica. Inoltre è indispensabile puntare su un’Università moderna, funzionale e stabile nella sua evoluzione per impedire la nota fuga di cervelli e assicurare la difesa della nostra risorsa più importante: la cultura.
E’ il caso della famiglia: in tale settore è fondamentale non solo proteggere le famiglie che già esistono ma permettere la formazione di nuove famiglie, attraverso misure, sostegni, incentivi. La famiglia non solo deve tornare al centro della nostra azione politica ma deve trasformarsi in un diritto, quello di poterla costruire, irrinunciabile e da tutelare con forza.
Nella materia famiglia, come sappiamo, si è inserita anche la questione unioni di fatto: personalmente ho sempre affrontato la questione da un punto di vista giuridico, e sono soddisfatto che la mia visione abbia trovato conferma nel programma dell’Unione. Non potendo disinteressarsi della realtà poiché il suo fine è disciplinarla, il diritto deve necessariamente offrire tutela giuridica a situazioni che coinvolgono milioni di persone e che da tempo trovano un loro riconoscimento in parte sia nel codice civile ( è il caso del diritto agli alimenti del e per il convivente stabile), sia nella giurisprudenza (l’esempio è quello della successione nel contratto di locazione a favore del convivente stabile). Tutto questo non significa che le unioni di fatto siano famiglie, poiché l’unica famiglia è quella fondata sul matrimonio, ma non significa nemmeno che non debbano trovare disciplina. Se la politica si stacca dalla realtà diventa mera e inutile astrazione.
Non dobbiamo poi dimenticare l’impegno che il Governo dovrà assumere verso una effettiva parificazione dei diritti e delle opportunità tra uomini e donne. Bene, su tutte queste materie e su molte altre, come giovani che credono sia da ricercare nella politica la risposta alle speranze di un Paese, non solo possiamo ma dobbiamo far sentire la nostra voce.
Allo stato attuale, credo che gran parte delle possibilità di rendere la politica in grado, realmente, di essere interlocutrice della società passi attraverso il progetto del Partito Democratico.
Se questo progetto si concretizzerà non avremo solamente un fatto del tutto nuovo nel panorama politico italiano e nella storia della vita politica italiana, ma soprattutto l’occasione di far fronte alle domande che il Paese ci pone: attenzione alle questioni sociali, continuità e stabilità dell’azione politica in molteplici settori, dalla giustizia alla politica estera, vicinanza ma non omologazione con la Sinistra. La Margherita, sin dalla sua nascita, è stata l’embrione del Partito Democratico e se consideriamo la sua storia possiamo ben vedere quale sia il percorso da compiere per attuare il nuovo progetto. La Margherita è nata come insieme di partiti di origine diversa, accomunati però dagli stessi obiettivi di crescita e sviluppo dell’Italia. Per qualche tempo però, e forse anche inevitabilmente, la Margherita è stata nient’altro che una somma e non un’unione di partiti. Quando la Margherita è diventata realmente partito? Quando dalla diversità è emersa un’identità, quando si è finalmente capito che un partito nasce e può crescere quando si proietta non al passato ma al futuro. In quel momento La Margherita si è trasformata da alleanza elettorale al partito per cui oggi ci sacrifichiamo e in cui crediamo. Il medesimo discorso deve valere per il Partito Democratico: non abbiamo alcun bisogno della Cosa 3, o 4, non abbiamo alcun bisogno di operazioni verticistiche che non interessano la gente, abbiamo bisogno di un’unica forza popolare, democratica, riformista, dalla struttura aperta, che faciliti la partecipazione di tutti, che tragga dalla diversa origine dei partiti che la compongono un valore aggiunto anziché un freno, che sia reale strumento di sviluppo per l’Italia.
Per cambiare la politica non basta cambiare la legge elettorale ma bisogna individuare nuove strade per perseguire il bene comune.
Perché questo accada molte sono le questioni da risolvere e gli interessi da bilanciare e più che mai noi giovani dobbiamo pensare, agire, costruire.
La necessità di offrire, con il Partito Democratico, rappresentanza e, dunque, tutela agli interessi delle fasce moderate della popolazione; l’avvio di una seria riconsiderazione della presenza di quanti si richiamano all’esperienza del cattolicesimo sociale e che in questi anni hanno intrapreso percorsi diversi nel centro-sinistra e nella società civile; la consapevolezza che se un’unità si raggiunge in Italia un’unità si deve raggiungere anche nelle Istituzioni comunitarie, come il Parlamento Europeo: sono tutti ragionamenti, scelte, valutazioni che si dovranno compiere e che dovranno trovare nei giovani non solo una modo di esplicitazione ma un’occasione di costruzione comune.
Se modellato sulle particolarità territoriali italiane, poi, il Partito Democratico sarà anche la forma giusta per risolvere la questione settentrionale di cui parlavo all’inizio del discorso.
Un fatto merita però, a mio avviso, particolare considerazione: posto che la politica, e la forma partito in particolare, non sono più in grado di dettare regole e direttive ferree in materia etica e morale a quanti a loro si richiamano è importante comunque affermare che un partito che nasce senza una precisa identità, senza un’anima nasce subito con i presupposti del declino. Soprattutto noi giovani dovremo contribuire a dare al Partito Democratico, al di là di un contributo circa “le cose da fare”, un indispensabile statuto di principi e valori. Benedetto XVI ha detto: “come l’uomo non si può separare da Dio, così la politica non si può separare dalla morale. Questo perché la giustizia è lo scopo e la misura intrinseca di ogni politica. La giustizia è il banco di prova della democrazia”.
Infine, un’ultima considerazione sul Partito Democratico, che in realtà è una citazione contenuta in uno scambio epistolare tra due testimoni di santità cristiana: il Beato cardinale Schuster, arcivescovo di Milano, e San Giovanni Calabria, parroco veronese proclamato Santo da Giovanni Paolo II. E’ stato pubblicato un epistolario scambiato tra i due dal 1945 al 1954, l’anno in cui entrambi morirono. Nel dicembre del 1946 Schuster scrive a Calabria, nell’ambito di una riflessione sui destini del Paese ( ricordiamo che l’Italia usciva dalla guerra ed erano anni faticosi per la ricostruzione democratica, spirituale e materiale del Paese ) : NOVA AGGREDIUNTUR NOVI, INTERIM ORANDUM ASSIDUE: le cose nuove possono affrontarle soltanto uomini nuovi, nel frattempo occorre molto pregare.
Care amiche, cari amici, abbiamo, con il Coordinamento Regionale Giovanile predisposto tutte le soluzioni necessarie perché la riflessione dei giovani su tutte queste materie avvenga e sia proficua;
abbiamo predisposto forme, collegato le responsabilità a competenze tematiche specifiche; abbiamo garantito la partecipazione di tutti coloro che abbiano voglia di sacrificarsi non solo per il partito ma per il superiore interesse al bene comune; abbiamo la volontà di organizzare eventi, attività, di comunicare il nostro pensiero dentro e fuori al partito perché la Margherita abbia sempre nuovi stimoli e nuova linfa vitale e perché i giovani del Veneto e dell’Italia sappiano di poter contare su un gruppo di ragazzi capaci di interpretare e farsi carico delle loro esigenze, per poterle tradurre in progetti concreti.
In conclusione vorrei rivolgere due appelli ai nostri giovani su questioni di estrema importanza per la vita democratica del Paese, per la sua sicurezza, e soprattutto per la sua civiltà.
Il primo è questo: giugno sarà un mese centrale per la democrazia italiana.
Come Giovani della Margherita e come persone che coltivano l’amore per la democrazia dobbiamo dire con forza NO al pericoloso tentativo di revisione unilaterale della Costituzione.
Il secondo è questo: giustamente il Presidente Prodi ha in Senato affermato che la guerra in Iraq non solo è stata sbagliata ma ha determinato una destabilizzazione di quell’area geopolitica e una ripresa del terrorismo internazionale. Come Giovani della Margherita non dobbiamo delegare ad altri la difesa del valore della pace ma dobbiamo operare affinché questa diventi l’ispirazione del nostro agire politico.
A questo proposito vorrei leggervi qualche riga di un famoso appello del 1919 mai attuale quanto ora: “A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini supremi della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché, uniti insieme, propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà”.
Don Luigi Sturzo, Appello al Paese, 1919.
Per tutto questo, chiedo il vostro voto.
 

Nicola Garbellini
Coordinatore Regionale “GdM”.

Programma - congresso GdM del Veneto - Rovigo, 20 Maggio 2006

 

 

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