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III CONGRESSO REGIONALE DL-LA MARGHERITA
Venezia, 30-31 marzo

Come avete potuto vedere non sono presenti in questo congresso molti delegati sotto i 30 anni. Siamo circa un decina, e questa situazione solleva interrogativi  non solo per noi dirigenti dei Giovani della Margherita, ma un po’ per tutto il partito. Che fine hanno fatto i giovani? Perche’ la vita democratica del Veneto e del nostro paese è caratterizzata dal silenzio assordante di alcune generazioni che si disinteressano o delegano ad altri la gestione e la costruzione del Bene Comune?

Cercherò di rispondere a questi interrogativi durante il mio intervento Tuttavia desidero in prima battuta ringraziare ufficialmente il coordinatore uscente Diego Bottacin e con lui tutti i dirigenti regionali del partito, per il supporto che in quest’anno di attività hanno dato alla nascita e allo sviluppo del movimento dei Giovani della Margherita. Abbiamo trovato la porta della sede regionale sempre aperta e abbiamo avviato una collaborazione proficua e rispettosa della reciproca autonomia.

Siamo ad un congresso di partito e l’occasione è seria e solenne. Se il presidente del congresso me lo concede, vorrei  partire cercando di svegliare gli amici piu’ annoiati con un brevissimo quiz sull’autore di questa frase “Lo sviluppo dell'associazionismo e del volontariato indica che non basta partecipare, bisogna poter contare veramente, bisogna fare, bisogna contribuire a risolvere questioni reali. «Democrazia» deve congiungersi con efficienza e «libertà». Democrazia deve congiungersi con libertà.”  Immagino che voi possiate sentire una certa assonanza con la ragione sociale del nostro partito che recita democrazia è libertà… Chi ha scritto queste parole?

Queste parole furono pronunciate nel 1982 da Enrico Berlinguer. Niente paura, non ho sbagliato congresso. Siamo al Congresso della Margherita Veneta. Certo che identificare in una frase di Berlinguer, segretario del PCI un’assonanza con uno slogan della Margherita potrebbe stupire. E’ un caso o forse la radice di un legame profondo? Il quiz che vi ho proposto mi è servito in realtà per entrare subito nel cuore della prima riflessione che desidero proporvi. Senza tanti preamboli andiamo al cuore del partito democratico e conseguentemente verso  alcune resistenze che nei nostri territori si sono manifestate. Due grandi storie politiche si stanno incontrando, quella ex comunista che oggi è diventata socialista-riformista e quella cattolico democratica. Un tempo rivali oggi si trovano allo stesso tavolo per elaborare proposte comuni e per condividere non solo classi dirigenti ma anche  nuove  responsabilità nei confronti della società veneta.  Ha ragione Romano Prodi quando  scrive  “Oggi più che mai mi sento di ripetere quello che tante volte ho detto negli anni passati: non ci sono più ragioni perché le tradizioni riformiste dei socialisti, dei popolari e dei cattolici-democratici, dei liberal-democratici e dei laico-repubblicani, divise dalla storia e dai contrasti ideologici del ‘900, continuino ad essere divise anche in un secolo nuovo, cominciato con qualche anticipo con la caduta del muro di Berlino. Le divisioni del passato non hanno dunque più ragione di esistere, ma è nel futuro che dobbiamo cercare le ragioni di una unità nuova e feconda.“
Sono dunque le ragioni del futuro che ci spingono a creare un partito unico. In realta’ sono convinto che esistano anche ragioni nel passato, piccoli semi di partito democratico, sparsi anche durante gli anni difficili della prima repubblica.

Nel 1982 in piena guerra fredda vengono gettati i semi di una collaborazione che ormai, a 25 anni di distanza, sta per avere piena attuazione. Ecco allora che anche i piu’ nostalgici tra di noi possono cogliere accanto alle ragioni del futuro espresse da Prodi, le ragioni del passato. Nel percorso di creazione del nuovo partito dobbiamo ricordarci che, forti  delle nostre radici, non dobbiamo temere di metterci in discussione in un confronto anche serrato con gli amici DS. Una proposta politica  che non sa mettersi in discussione e confrontarsi è destinata alla triste spirale dell’autoreferenzialità. La strada del partito democratico deve essere una via di fuga dall’autoreferenzialità della politica, e dai meccanismi oligarchici e dalla scarsa autonomia dei territori.

Con questo congresso è arrivato ormai il tempo della Politica con la P maiuscola. Basta con le  grandi piccole manovre di segreteria, con i piccoli sotterfugi gli sgambetti, gli interessi di piccoli gruppi di potere e di amici di amici. E’ arrivato finalmente il momento di una politica fatta di idee concrete e di persone che con impegno, responsabilità e senso del dovere cercano di migliorare le nostre comunità.

In queste ultime settimane sono circolati nelle nostre segreterie e sui giornali due documenti. Il primo si chiama ”neo-dem iniziativa per le riforme” il secondo “io sono un democratico”. Il primo, nato in ambito parlamentare rappresenta una sorta di manifesto del riformismo di un gruppo di deputati e senatori del Nord, il secondo nasce invece nell’universo giovanile, ed in particolare da Generazione Democratica, un associazione fondata da GdM e Sinistra Giovanile a Padova, con lo scopo di creare un primo laboratorio di collaborazione, un primo ponte concreto tra due realtà giovanili.  

Condivido gran parte di quanto è proposto dal documento Neo-dem, tuttavia a nome anche di altri ragazzi, desidero in un certo senso rilanciare ed aumentare la posta in gioco. E’ necessario uno sforzo in piu’, un passo piu’ lungo. Prendiamo per esempio il punto due dove si legge “La buona politica sarebbe priva di senso se non si occupasse, in primis, di chi ha bisogno, di chi è più povero, di chi necessita di aiuto. Ma, appunto, di costoro si deve aver cura (come autentica priorità)…” Non vorrei che fosse dietro l’angolo quello spirito compassionevole che anima altre esperienze politiche presenti in alcune democrazie occidentali. Non possiamo fermarci alla compassione, ad allungare la mano, a tagliare a metà il nostro mantello. “avere cura” non basta. Come classe politica siamo chiamati a fare molto di piu’. Dobbiamo avere l‘ambizione, come ricorda la dottrina sociale della Chiesa, di dare voce a chi non  l’ha. Gli amministratori devono farsi  carico dei problemi altrui, cercare di rimuoverne le cause, creare un contesto affinche’ chi è senza casa, i malati psichici, i malati terminali, i disabili gravi, i disoccupati, le vittime dell’usura della mafia della delinquenza comune, gli anziani, i tossicodipendenti non solo abbiano “la nostra cura” ma abbiano pieno diritto ad una vita degna e dignitosa. Vedete credo sia importante parlare anche di questi problemi: accanto ai tatticismi e alle architetture politiche, ai bizantinismi a cui spesso ci aggrappiamo questo congresso dovrebbe parlare  anche di questi problemi, della sanità, della povertà, del disagio, del lavoro. Questi problemi sono la vera quotidianità dei nostri elettori e della società.

In  un altro passaggio del documento neo-dem si legge “ lanciamo un chiaro messaggio di amicizia verso coloro che intraprendono”. Anche in questo caso gli ammiccamenti verso Viale dell’Astronomia o verso le nostre Confindustrie locali non bastano. Il sostegno reale all’impresa non è piu’ una questione elettorale ma una vera e priorità per il sistema Italia. Dobbiamo dire con coraggio che la difesa dei diritti dei lavoratori e delle famiglie  da una parte e dall’altra  la  promozione della libera attività imprenditoriale e dell’impresa non sono incompatibili. Vi sono modelli di internazionalizzazione virtuosa e di imprese che hanno costruito rapporti con sindacati e lavoratori eccellenti. Non sorrisi di amicizia allora, ma un sostegno forte  all’impresa. Non sto parlando di una mano pubblica onnipresente (abbiamo tutti di fronte l’esperienza disastrosa di Sviluppo Italia) ma la concretizzazione di  misure per  favorire la concorrenza, la finanza innovativa, il rapporto ricerca-impresa, il design. Anche e soprattutto nel nostro Veneto.

Ed infine un terzo punto dove si afferma: la parola chiave del nostro riformismo è differenza. Non credo che fermarsi a riconoscere un’alterità o una diversità sia qualcosa di riformista.  Il dialogo, il rispetto reciproco, la costruzione comune, queste sono strategie davvero riformiste. Nel rapporto tra le culture, ma anche tra lo Stato centrale e le autonomie locali.

Noi Giovani della Margherita condividiamo con gli amici della Sinistra Giovanile la necessità di una vera e propria rivoluzione riformista. E’ la seconda volta che uso pubblicamente questa parola e non ho alcuna paura a farlo. Si, una rivoluzione tranquilla, pacifica, serena, democratica, Dobbiamo davvero cambiare radicalmente la società italiana. Se pretendiamo di fare politica senza coltivare  l’ambizione del cambiamento allora è meglio che ci dedichiamo a qualcosa di diverso. Di fronte ad una destra che confonde egoismo e personalismo con libertà,  di fronte ad una sinistra conservatrice che confonde l’equità con l’egualitarismo, laicità con laicismo, la giustizia sociale con l’assistenzialismo, la progettualità con il centralismo, la strada maestra della rivoluzione riformista è l’unica che puo’ salvare il nostro paese, l’unica che puo’ rinnovare l’intero sistema economico, politico e sociale. Quali sono dunque i cardini della pacifica rivoluzione riformista che invochiamo? Politiche di ampio respiro, un rinnovamento della classe dirigente, la promozione della pace e del dialogo tra popoli e culture, l’incontro sereno tra cultura laica e cattolica, la valorizzazione dell’ università e ricerca chiavi per il futuro, la liberalizzazione delle professioni grazie a concorrenza e tutela del consumatore, la stipula di un nuovo patto intergenerazionale nel welfare ed uno sviluppo economico rispettoso dell’ambiente. Quasi paradossalmente, ci piace inserire tra i cardini di questa “rivoluzione” anche “la conservazione” dei valori sanciti dalla nostra costituzione: lavoro, famiglia, autonomia locale, democrazia, indipendenza della magistratura.

Su noi giovani grava il compito di coinvolgere i nostri coetanei, di renderli consapevoli  dell’esistenza di un progetto riformista e innovatore per la società italiana e per il futuro di ognuno di noi. Un compito arduo al quale non vogliamo e non possiamo sottrarci. Desideriamo davvero capovolgere l’opinione comune che vede nei partiti strumenti ormai superati, dimostrando con i fatti che i partiti sono ancora luoghi di confronto, elaborazione e crescita individuale e collettiva.

Ho visto ultimamente un partito un po’ spento, sonnolento, sempre all’inseguimento degli avversari. Un partito troppo reattivo e poco pro-attivo,con scarsa capacità di azione. La responsabilità di questo atteggiamento è sicuramente condivisa. Un partito che ha giocato in difesa senza avere la capacità di giocare di anticipo, senza la voglia di fare pressing, di riconquistare il pallone e passare nella meta’ campo avversaria cercando di fare goal. Dobbiamo, soprattutto in questa occasione congressuale avere il coraggio di guardarci negli occhi ed individuare con serenità gli errori. Siamo un partito per cui contano di piu’ i problemi quotidiani della gente oppure ci preoccupano di piu’ le piccole fette di potere che amministriamo? Siamo  un partito internamente democratico oppure uno gruppo che soffoca l’entusiasmo e la generosità dei militanti con sistemi oligarchici che aumentano il gap  tra società e politica?
 Ultimamente la nostra classe dirigente ha costruito ponti verso le forze del centrodestra. Di sicuro è importante dialogare anche con il centrodestra nel primario e pieno interesse del Veneto, tuttavia spesso deviamo verso forme di collaborazionismo con la Giunta Galan e magari non sfruttiamo pienamente una  collaborazione attiva con il Governo di Roma. Siamo forse un partito rassegnato a perdere? Non credo, e mi piacerebbe che  a partire da questo congresso si cominciasse a costruire una leadership forte, un ‘alternativa credibile ed autorevole a Galan. Guardando al mondo delle categorie economiche, a quello dell’università e del sindacato, costruendo sin da ora un candidato ed una squadra. La squadra del partito democratico.

Il Partito democratico potrebbe non essere  sufficiente per vincere nel Veneto. Dobbiamo in primis cambiare noi stessi, il nostro modo di agire di rapportarci con elettorato, con i militanti e con il territorio. Dobbiamo puntare ad una proposta autorevole e di eccezionale qualità. Dobbiamo cambiare insieme, democratici di sinistra e margherita:  il partito dovrà essere una sorta di laboratorio generazionale con uno scambio continuo di pensieri, opinioni ed esperienze tra chi si affaccia per la prima volta alla politica e che invece puo’ vantare un’esperienza pluriennale
Non solo nel Veneto, ma in tutto il Paese il gap tra giovani e politica è davvero impressionante
La recente edizione dell’indagine Iard sui giovani indica come la loro fiducia negli uomini politici si attesti su livelli bassi, molto bassi, intorno al 10 per cento. L’impegno politico vero e proprio coinvolge una minima  fetta di giovani (appena il 4 per cento). Il problema della lontananza dei giovani dalla politica rappresenta un segnale d’allarme che riguarda lo stato di salute della società italiana nel suo complesso.
 Nel momento in cui le prospettive delle generazioni piu’ giovani sono incerte, lo sono quelle di tutto il Paese.. Le difficoltà dei giovani italiani  ( in merito al lavoro, l’impegno politico, prospettive future,  il merito) non sono altro che la punta di un gigantesco iceberg: quello dell’appiattimento temporale del sistema politico che agisce solo nel breve periodo e non è in grado con responsabilità e coraggio di impostare politiche di ampio respiro. Dovete tenere conto che i giovani rappresentano davvero il futuro, e  se le loro prospettive sono fosche allora il nostro Paese ha davanti a se un futuro buio e difficile. Governare non vuol dire solo amministrare e gestire ma soprattutto progettare, immaginare il domani, liberare le energie per il il futuro, come recita uno degli ultimi slogan della Margherita.

Consentitemi infine di concludere rispondendo ad una domanda. Dove sta andando il movimento giovanile della Margherita? Quale ruolo deve assumere nella società veneta e all’interno del partito? Parlerei in sintesi di due compiti fondamentali.
1) Diffondere nei nostri coetanei la consapevolezza dell’influenza che le decisioni,o le non decisioni, esercitano sulla loro vita e sul loro futuro. Questo significa stimolarli alla partecipazione alla vita pubblica e all’impegno politico
2)  (autorevoli portavoce delle nostre generazioni e di quelle future). Non credo davvero a chi nel pieno della propria carriera afferma di essere avanguardia…
In secondo luogo, dobbiamo sostenere i temi che sono comuni a tutti i giovani del nostro paese: la riduzione del debito pubblico,la ridefinizione del sistema del welfare , il diritto allo studio, alla casa, al miglioramento del sistema formativo con la consapevolezza che molti di questi ultimi diritti cui ho fatto riferimento possono essere riassunti in un generico diritto ad avere una famiglia.

Consapevoli di questi due compiti fondamentali, i  giovani della margherita sono dunque  in prima linea per il partito democratico, luogo visibile di cittadinanza attiva, scuola di responsabilità, palestra per le coscienze di futuri amministratori accorti e lungimiranti. Un partito  aperto alle novità tecnologiche e in costante dialogo con il mondo della formazione e dell’università .
Siamo ai nastri di partenza e nonostante la giovane età, ci batteremo fino in fondo  contro mediocrità, ingiustizia e soprattutto contro la vecchia politica .Abbiamo l’ambizione di  creare un partito maturo, all’altezza delle nostre aspettative, in grado di investire sulle nostre e sulle vostre speranze. In grado di investire sui nostri sogni.  Sui sogni di un Italia e di un Veneto piu’ liberi, democratici, giusti e solidali.
Grazie

 

 

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