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III CONGRESSO REGIONALE DL-LA MARGHERITA
Venezia, 30-31 marzo

Care amiche, cari amici,
dei cinque minuti che mi sono stati riservati ne voglio dedicare uno a descrivere i successi che i “Giovani della Margherita” del Veneto stanno riportando e quattro alla valutazione della situazione politica veneta e nazionale.
Con più di 800 iscritti e con un’attività che si svolge ufficialmente  da quasi un anno, i “GDM” del Veneto si sono dotati di un’organizzazione adeguata; hanno creato un sito internet; sono presenti in tutti gli organi del Partito regionale; hanno partecipato ad un viaggio di formazione a Bruxelles; hanno promosso la conferenza di Treviso contro le mafie; hanno organizzato “Politicamente Scorretto”,  il primo corso di formazione giovanile regionale itinerante; hanno da poco costituito i gruppi universitari “Liberi e Forti”; sono presenti con continuità sulla stampa.
Tutto questo è dovuto da un lato all’impegno ed alla passione con cui i nostri giovani hanno intrapreso la sfida politica di “D-L, La Margherita” ma anche, dall’altro, alla grande sensibilità del Coordinatore Regionale Diego Bottacin, il quale ha capito l’importanza, in prospettiva, di coltivare la futura classe dirigente, e, nell’immediato, di rafforzare l’impianto programmatico del Partito con nuovi, vitali, dinamici contributi.
Per ciò che concerne la situazione politica è chiaro che le parole chiave nei prossimi anni saranno due: Partito Democratico. Con la creazione del gruppo unico in Regione abbiamo indubbiamente ottenuto un grande risultato, segno che la politica, nei livelli istituzionali, ha scelto con decisione di impegnarsi in questo sfida: ora occorre però trasferire quell’impegno nella società e tra la gente, per impedire che in Veneto la scelta si risolva solo in un’operazione verticistica o comunque limitata politicamente. Il partito Democratico dovrà, infatti, essere un fenomeno che pone le sue basi nella società stessa, tra la gente, per poi perfezionarsi e definirsi nelle strutture e nelle forme in un secondo momento. Occorre portare a compimento un processo di lento ma continuo avvicinamento politico: ma in che modo?
La tesi che intendo condividere con voi rispetto al Partito Democratico è quella della sua necessità ma anche della sua insufficienza per gli scopi che la nostra azione politica si propone di raggiungere. Vediamo la prima fase del ragionamento.
Una grande operazione, politica e culturale, che apra una nuova fase nella politica italiana è necessaria per dare un significato ad anni di lavoro ma soprattutto ad un medesimo concetto di società affermatosi. Con il Partito Democratico, vogliamo innanzitutto un partito aperto e dotato di metodi democratici nell’adozione delle decisioni, che mantenga lo spirito di quel grande momento di partecipazione popolare che sono state le “primarie”: in questo senso è per me impossibile non fare un riferimento a quanto nei nostri congressi di partito sta accadendo. Se è vero infatti che l’aver adottato una sola mozione ci ha resi più forti nella proiezione esterna, questo ci ha limitato nel dibattito interno. Devo ammettere che pur non condividendo le mozioni Angius e Mussi, gli amici D.S hanno forse capito meglio di noi l’importanza della discussione e soprattutto l’importanza della sfida, anche a costo di compromettere l’immagine unitaria del Partito all’esterno.
Al Partito Democratico credo poi bisognerà dare una forte connotazione federale, per garantire che esso non si imponga ma si adatti alle particolarità sociali, politiche, culturali che ogni Regione presenta e che rappresentano una ricchezza per l’intero Paese: in questo senso mi è dispiaciuto molto che all’esterno il nostro congresso sia stato percepito come “il congresso degli amici di…” o una specie di periferia di Roma poiché quanto abbiamo di nostro da offrire al Partito nazionale, in prospettiva poi del Partito Democratico, in termini di proposta, di valori, di idee è molto.
Un riferimento alla laicità penso sia poi inevitabile: la laicità sarà attributo imprescindibile del futuro Partito Democratico, ma trattandosi, a mio avviso, di un potere autonomo di scegliere e decidere che rispetta, e non esclude, l’influenza della religione dalla vita e dalle istituzioni civili e politiche, ritengo sia opportuno ora ed in futuro lasciare più spazio alla riflessione prima di compiere interventi in materia.
Infine il rinnovamento della classe dirigente: sarà necessario pensare ad un profondo rinnovamento della classe politica, in termini anagrafici ma anche per ciò che riguarda le forme, i modi, i tempi della politica, non basato su quote ma sulla meritocrazia e la rappresentatività. L’esigenza di rinnovamento è improcrastinabile ed ineliminabile da ogni progetto che voglia dirsi nuovo e rappresentare realmente una fase storica della politica italiana.
Per tutto questo, credo che la costruzione del Partito Democratico sia necessaria: perché, però, non sufficiente? Vediamo ora la seconda parte del ragionamento.
La recente crisi politica, la difficoltà di trovare spesso punti di collegamento con la sinistra estrema, un bipolarismo continuamente e logicamente smentito in Italia, l’incapacità di offrire risposte vincenti in termini di sicurezza, autonomia, sviluppo ai cittadini veneti, ci impongono, a mio avviso, di rafforzare l’impianto moderato del Partito che stiamo per costruire e di adottare, ora e domani, politiche che mirino anche a  favorire l’impresa, seppur in un quadro di solidarietà, a tutelare i giovani che stanno entrando nel mondo delle professioni, a rafforzare l’efficienza dei servizi, a garantire la sicurezza dei cittadini, a proteggere la famiglia. Politiche dirette alle fasce moderate della popolazione, che ambiscano a rappresentare anche il “Centro” politico. Il “Centro” non è un luogo fisico ma una concezione della politica, moderata ed  equilibrata, che erroneamente stiamo abbandonando e che invece merita tutela e ci chiede tutela, non attraverso l’accordo con qualche dirigente politico ma cercando di farsi carico di un progetto politico.
Il Partito Democratico è dunque una necessità storica, così come è una necessità politica riempirlo di contenuti sicuramente riformisti, naturalmente moderati.

 

Nicola Garbellini
Coordinatore Regionale “GDM”

 

 

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